Azienda e Società

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Azienda e Società

Se si chiede in giro quale scienza abbia compiuto maggiori progressi nell’ultimo secolo, ci si sente rispondere la fisica, la medicina, la farmacologia. Se si chiede quale scoperta o quale invenzione meriti la palma, ci si sente rispondere la fissione dell’atomo dell’uranio o la struttura del DNA o il microprocessore o l’intelligenza artificiale.

Pochi ricorderebbero che, dietro ognuno di questi successi, e come precondizione di ciascuno di essi, vi è l’apporto delle scienze organizzative. La scoperta e lo sviluppo di queste scienze, infatti, hanno permesso il potenziamento di ogni attività umana, cognitiva e operativa, in misura sconosciuta a tutte le precedenti epoche della storia umana.

In passato, nella società industriale, era l’azienda manifatturiera, la fabbrica, a costituire il sistema più dinamico, più moderno, scientificamente più sofisticato, che per primo sperimentava le innovazioni organizzative più ardite, le quali venivano adottate solo in un secondo momento dalle altre organizzazioni (servizi, scuola, città). O, nella società postindustriale, i rapporti di forza ideativa tra impresa e società si sono capovolti: l’azienda costituisce uno dei tanti sistemi che operano nella società, non sempre il più moderno e dinamico, sicché sono le altre organizzazioni (le università, il turismo, i festival, il jazz, il cinema, lo sport) che hanno il coraggio di inventare e adottare modalità organizzative inedite. E all’impresa non resta che mutuarne i modelli.

Ora è la società a elaborare i nuovi valori emergenti e l’azienda, per essere all’altezza dei tempi, deve saper cogliere e decodificare tempestivamente questi valori adeguando ad essi tutti i beni e i servizi che produce. Se non è capace di elaborare questa decodifica, i suoi beni e i suoi servizi saranno rifiutati dal mercato. Questa operazione è tanto più sofisticata quanto più i valori emergenti dalla società travalicano i bisogni primari e si riferiscono a desideri di natura più raffinata ed impalpabile.

Il nuovo rapporto tra impresa e società mette quest’ultima in posizione egemonica e costringe l’azienda a farsi marketing oriented. Ciò postula una trasformazione sostanziale dell’organizzazione: non più finalizzata all’esecuzione, all’imposizione, alla ripetitività, ma all’ascolto e alla creatività.

Poiché la maggior parte dei manager che gestiscono le imprese attuali si sono formati secondo i principi organizzativi della vecchia impresa industriale di tipo manifatturiero, la loro resistenza ai cambiamenti è così tenace che spesso preferisce il fallimento al rinnovamento.

I problemi, a questo punto, appartengono a tre ordini di fattori: anzi tutto, è possibile convertire uomini e aziende dall’assetto industriale, fatto per eseguire, all’assetto postindustriale fatto per inventare? In secondo luogo, quali sono i valori emergenti dalla società e in che rapporto si collocano con l’organizzazione di tipo tradizionale? In terzo luogo, come evolve la struttura e la dinamica dei gruppi e della leadership quando il lavoro collettivo non è più di tipo fisico, esecutivo e parcellizzato ma è di tipo intellettuale, creativo e virtuale?

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Prof. Domenico De Masi

Studio De Masi
 

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