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Sostenibilità nel lungo termine. ESG, gestione del rischio.

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Il 22 aprile è stata la Giornata Mondiale della Terra, quale data migliore per il dicastero all’Economia al Consiglio dei ministri per svelare i dettagli del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) da 221,5 miliardi di euro, di cui un buon 30% sarà destinato alla “rivoluzione green“.

Transizione ecologica

La missione dedicata alla “rivoluzione verde” prevede investimenti e riforme per l’economia circolare e nella gestione dei rifiuti.

A livello energetico, ci sarà un sostegno alla produzione di idrogeno per l’industria e il trasporto, la creazione di stazioni di ricarica e supporto alla ricerca di frontiera. In ambito reti verranno promosse le smart grid, per potenziare capacità, affidabilità, sicurezza e affidabilità.

Verranno promosse le fonti da agrivoltaico e biometano, nonché la semplificazione delle procedure di autorizzazione per rinnovabili. Previsti incentivi per aumentare l’efficienza energetica di edifici pubblici e privati, investimenti nelle infrastrutture idriche e per ridurre i rischi di dissesto idrogeologico.

È ora di agire. E di prepararsi

Facciamo chiarezza e torniamo al mese di dicembre 2017, quando a Parigi era in corso il One Planet Summit, organizzato per fare un punto sull’Accordo di Parigi.

In quell’occasione, un pool di grandi investitori decise di dar vita alla campagna Climate Action 100+, gruppo di pressione che raggruppa oltre 370 Investment manager, con asset combinati ormai per 41mila miliardi di dollari, che cerca di spingere le grandi aziende, quelle con maggiori emissioni inquinanti (responsabili di oltre due terzi delle emissioni di gas serra di origine industriale) a porre in essere le azioni necessarie nelle organizzazioni e nelle strategie per combattere il cambiamento climatico.


Le loro pressioni hanno dato i frutti sperati?

Il primo Progress Report, inizia con le note positive, che a sorpresa arrivano dai settori più ostici, quelli in cui ridurre il proprio impatto ambientale è particolarmente difficile. È il caso di Maersk, il più grande armatore di navi mercantili al mondo, e del colosso alimentare Nestlè, che promettono di azzerare le emissioni nette entro il 2050. O della compagnia anglo-svizzera Glencore, che ha imposto un tetto alla produzione di carbone, di cui tuttora è la più grande esportatrice al mondo. L’assoluta maggioranza, però, è ancora molto in ritardo. È vero che il 70 per cento delle 161 aziende ha stabilito dei target di riduzione delle emissioni nel lungo periodo, ma questi sono in larga parte insufficienti. Solo nel 9 per cento dei casi, infatti, sono in linea con l’obiettivo minimo fissato dall’accordo di Parigi sul clima, cioè il contenimento del riscaldamento globale entro i due gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali. Il rischio è quello di essere scartati, di non rientrare più nei portfolio dei grandi investitori istituzionali. Non si tratta solo, come dire, di pulirsi la coscienza. Ma piuttosto di prospettive di reddito e di rendimenti che nel futuro rischiano di allontanarsi a fronte della crescente sensibilità delle persone al problema clima. Le aziende più virtuose hanno maggiori possibilità di trovare investitori. Secondo dati pubblicati da Bloomberg, gli ETF (Exchange Traded Funds) che hanno nel loro portfolio società con strategie legate ai parametri ambientali, sociali e di governance ESG hanno raggiunto la cifra record di 8 miliardi di dollari.

Investitori e risparmiatori sono sempre più attenti, anche in Italia

Anche nel nostro paese l’attenzione si fa sempre più viva, sia da parte dei grandi investitori (banche, assicurazioni, fondi pensione) sia da parte
delle famiglie che hanno messo da parte qualche risparmio e vogliono assicurarsi che venga gestito in modo responsabile. La seconda edizione della ricerca “Il risparmiatore responsabile”, condotta dal Forum per la Finanza Sostenibile insieme a Doxa, testimonia che l’84 per cento dei risparmiatori ritiene molto o abbastanza rilevante poter investire in aziende compatibili con i propri valori e il 68 per cento ritiene che i temi ESG – ambientali, sociali e di governance -siano molto o abbastanza importanti nel mondo della finanza e delle banche.