Indagine Confcommercio: quali pericoli per le imprese

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Articolo pubblicato il 25 novembre da askanews

Sempre più piccole imprese rischiano di finire nelle mani di mafiosi e usurai. Le proposte “irrituali” di acquisto o di rilevazione di quote dall’azienda sono passate dal 9% di giugno al 19% di adesso, mentre i danneggiamenti nello stesso periodo sono passati dal 4% al 12%. È’ quanto emerge da un’indagine della Confcommercio di Milano, Monza, Lodi e Brianza, anticipata da Famiglia Cristiana, che sarà presentata alla presenza del prefetto di Milano Renato Saccone e della coordinatrice della Direzione distrettuale antimafia di Milano Alessandra Dolci.

Direzione distrettuale antimafia di Milano

Durante questi nove mesi di pandemia alla Dda di Milano “non è giunta alcuna denuncia” per usura mentre le indagini evidenziano che durante questo pericolo vi sono “evidenti interessi” da parte degli usurai “ad acquistare esercizi commerciali a costo vile”.

Lo ha spiegato il responsabile della Direzione distrettuale antimafia di Milano, Alessandra Dolci, nel corso della presentazione dello studio di Confcommercio Milano, Lodi Monza e Brianza ‘La criminalità ai tempi del Covid: quali pericoli per le imprese’.

Il magistrato ha sottolineato che il 90, 91% di chi ha risposto alle domande dello studio ha detto che, in caso di tentativi estorsivi denuncerebbe. “Ottime intenzioni – ha detto Alessandra Dolci – vorrei però vedere i vostri associati alla prova dei fatti”. Sempre dalle indagini si evince che “ci sono dei commercianti che, nonostante siamo in un periodo di profonda crisi, pagano il pizzo: cifre contenute, 500, 1000 euro ma pagano”. Per il magistrato, “denunciare è invece un dovere” e “conviene” perché “la moneta cattiva scaccia quella buona” inquinando il mercato, così come sostiene la legge di Gresham. La mancata denuncia potrebbe inoltre comportare anche conseguenze penali o interdittive. (ANSA).

La procuratrice Alessandra Dolci lancia infine l’allarme sul settore sanitario, uno di quelli più esposti a infiltrazioni criminali: “non abbiamo elementi di prova conclamati, ma è un’ipotesi di lavoro che possano esserci in circolazione dei tamponi non idonei a testare la presenza del virus. Monitoriamo con massima attenzione questo campo, quello della sanificazione degli edifici e lo smaltimento di rifiuti tossici, delicati perché incidono sulla salute”.

Indagine Confcommercio

Nell’ampia inchiesta che il settimanale dedica al fenomeno si dà conto delle nuove forme che usurai e malavita organizzata stanno sperimentando per approfittare della crisi economica, favoriti dalle promesse mancate da parte dello Stato e dall’inerzia delle banche: dall’acquisto del negozio a prezzi
stracciati o, al contrario, alla cessione di prestiti a tassi bassissimi ai fini di ottenere consenso sociale: la mafia “benefattrice” che così può ampliare il proprio bacino di voti e costringere le vittime a rendere il favore coinvolgendole in attività criminali.
Un sistema terribile di controllo viene denunciato da Tommaso De Simone, presidente della Camera di commercio di Caserta: “Lo strozzino fa lavorare i figli della vittima presso aziende compiacenti, trattenendo i loro stipendi fino a quando il debito non sarà estinto”.