La pandemia COVID-19 ha aggravato la corruzione esistente sui sistemi sanitari di tutto il mondo

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Le inchieste contro la corruzione

Le inchieste di Transparency International mostrano come la corruzione stia creando carenza di personale e attrezzature e negando il diritto alla salute delle persone.

Transparency International è un’associazione che opera in oltre 100 Paesi nel mondo per contrastare la corruzione e denunciare i sistemi e le reti che consentono alla corruzione di prosperare. Dall’inizio del 2020 hanno ricevuto oltre 1.500 segnalazioni di corruzione legate all’emergenza Covid-19.

Uno sguardo sul mondo

Dall’Italia al Venezuela al Ghana, si tratta di tangenti, di episodi di favoritismo e di altri atti di corruzione testimoniati dai cittadini nella fornitura di aiuti umanitari, nell’applicazione di restrizioni su viaggi e movimenti e nella fornitura di test e assistenza sanitaria.

Oltre a documentare la corruzione nell’erogazione dei servizi, Transparency ha rivelato anche casi di influenza indebita nell’approvvigionamento di forniture mediche che descrivono un aumento della corruzione in tutto il mondo.

Russia: un incendio mortale accende un’indagine

grazie a diverse segnalazioni si è innescata un’indagine sui contratti governativi riguardanti i ventilatori difettosi che hanno causato un incendio in un ospedale di San Pietroburgo, uccidendo cinque pazienti Covid-19.

I ventilatori dell’ospedale di San Pietroburgo, così come quelli di un ospedale di Mosca dove per un incendio è morto un altro paziente, sono stati prodotti da una società gestita da Sergey Chemezov, uno stretto alleato del presidente russo Vladimir Putin. Il governo aveva favorito la Rostec State Corporation di Chemezov rispetto ad altri produttori nazionali nell’assegnare milioni di dollari per produrre ventilatori. Un’indagine ha rilevato che Rostec ha usufruito di un decreto governativo per costringere gli ospedali ad acquistare i propri ventilatori rispetto ai ventilatori provenienti da fornitori stranieri. Ironia della sorte, Rostec ha acquistato la maggior parte dei suoi componenti di ventilazione dall’estero.

In Italia, dove il settore sanità è quello più critico con ben 34 segnalazioni ricevute nel 2019, si è registrato il caso di una struttura ospedaliera costretta a ritirare una fornitura di dispositivi di protezione individuale non certificati e quindi non adeguati alla tutela del personale sanitario, grazie a una segnalazione fatta da un dipendente.

Nella Repubblica Democratica del Congo, un gruppo di infermieri sono stati costretti a lavorare per tre mesi senza stipendio, anche se il governo afferma di aver speso più di 27 milioni di dollari per combattere il virus.

In Irlanda gli operatori sanitari temevano che i loro datori di lavoro non stessero attuando misure di sicurezza sufficienti.

Mentre medici, infermieri e cittadini in Kenya hanno scioperato per la mancanza di DPI e per denunciare l’uso improprio dei fondi sanitari. Si è anche saputo che in un ospedale il personale faceva acquistare ai pazienti maschere all’ingresso prima che potessero ricevere cure.

Nel Regno Unito su 170 operatori sanitari, cinque affermano di aver perso il lavoro dopo aver sollevato preoccupazioni sui DPI.

Venezuela: lavorare negli ospedali più pericolosi del mondo.

A luglio, il medico di un ospedale pubblico ha deciso di denunciare a Trasparency i rischi che affronta quotidianamente nel suo lavoro. Anche prima della pandemia, il sistema sanitario venezuelano era al collasso: più della metà dei medici del Paese sono emigrati altrove. I restanti dottori e infermieri guadagnano, negli ospedali pubblici, solo sei dollari al mese e spesso non hanno accesso a sapone e acqua corrente, per non parlare di maschere, guanti, camici e altri DPI essenziali.

Di conseguenza, in Venezuela i medici, rappresentano oltre il 14% del bilancio delle vittime del COVID-19.

Il medico che ha denunciato, lo ha fatto perché preoccupato che, senza equipaggiamento protettivo, si sarebbe ammalato e avrebbe diffuso il virus alla sua famiglia. Se sua moglie o i suoi figli si fossero infettati, non avrebbe avuto le risorse adeguate a pagare le loro cure. Così ha provato a consegnare le sue dimissioni, ma l’amministrazione dell’ospedale le ha rifiutate.

Quando ha insistito, è stato minacciato da ufficiali delle Forze di Azione Speciale (FAES), un ramo della polizia nazionale che è stato implicato in esecuzioni extragiudiziali e arresti arbitrari.

La pandemia COVID-19 ha aggravato la corruzione sui sistemi sanitari di tutto il mondo

Questi casi dimostrano come la corruzione sia in aumento nell’ambito sanitario, impedendo l’accesso ai dispositivi di protezione individuale (DPI). Di conseguenza, gli operatori sanitari lavorano in ospedali non sicuri mentre le reti criminali traggono profitto da contratti governativi e dalla vendita illegale di forniture mediche. In alcuni casi, i pazienti hanno dovuto pagare tangenti per i test PPE e COVID-19.

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