Neuroeconomia: percezione e gestioni dei rischi

Quanto contano le caratteristiche personali nelle scelte finanziarie?

La neuroeconomia è una disciplina che innesta nel contesto economico alcuni elementi propri della psicologia. Essa apre una nuova frontiera rispetto alle teorie economiche classiche che si basano sulla razionalità degli individui e sull’assunzione che i processi decisionali siano guidati da scelte consapevoli.

L’economia comportamentale ha invece dimostrato che tutti, quando prendono decisioni, specie in campo finanziario, rischiano di comportarsi in modo non del tutto razionale cadendo in errori legati all’istinto e alle emozioni, molto più ricorrenti e radicati nelle persone di quanto immaginiamo.

La neuroeconomia e la neurofinanza, utilizzando un approccio interdisciplinare relativamente nuovo, hanno cercato di migliorare ulteriormente la comprensione dei processi decisionali in campo economico focalizzandosi sul funzionamento del cervello attraverso l’uso di tecniche di neuroscienze come il tracciamento oculare o la risonanza magnetica funzionale. Le ricerche in questo campo mostrano che fattori come le caratteristiche genetiche e anagrafiche, l’ottimismo, il sentirsi competenti e la componente emozionale hanno un ruolo rilevante sul modo in cui vengono elaborate le informazioni nelle scelte finanziarie.

Tra le aree di approfondimento tipicamente riconducibili ai temi della compliance quella nella quale è stata maggiormente esaminata la componente psicologica è certamente quella delle frodi e della corruzione.

Nel noto schema del triangolo delle frodi di Cressey (1973) i fattori ricorrenti nei quali le frodi possono essere classificate riguardano:

  • Pressione (Motivo): il bisogno di commettere la frode (che cosa mi spinge a commettere la frode);
  • Razionalizzazione: la giustificazione che ho nel farlo (es: così fanno tutti);
  • Opportunità: una carenza nel sistema dei controlli interni che mi consente di mettere in atto la frode

Framework per riconoscere situazioni ad alto rischio frode

La pressione è tipicamente una spinta che può derivare da fattori emotivi sia di carattere personale ma anche organizzativo se pensiamo a contesti aziendali nei quali esiste un forte orientamento esclusivamente ai risultati a breve.

Di fatto le casistiche tratte dalla realtà ed approfondimenti metodologici più recenti (Murphy e Dacin,2011) hanno delineato meccanismi psicologici complessi che possono portare alle frodi anche persone non predisposte a commetterle. In particolare, sono delineabili 3 percorsi (Di Carlo, 2020):

  • la mancanza di consapevolezza ossia il non riconoscimento della frode che fa arrivare a comportamenti fraudolenti, senza alcun tipo di ragionamento e senza tentativi di ridurre sensazioni negative;
  • l’intuizione e la razionalizzazione nel caso che vi sia consapevolezza della natura fraudolenta del comportamento da cui consegue una decisione consapevole;
  • il ragionamento, ossia, uno stadio di comportamento non conforme dettato da precisi calcoli che l’individuo effettua in termini di costi e benefici.

Approfondimento fonte: Riflessioni per migliorare la capacità di comprensione, dialogo e comunicazione degli attori interni dei sistemi di controllo e compliance.

Neuroscienze e tracciamento oculare: il racconto di un esperimento

Da uno studio di alcuni ricercatori dell’Università di Tor Vergata e dell’Università Politecnica delle Marche emerge che uomini e donne osservano in maniera diversa le informazioni considerate pertinenti nella scelta di un prodotto finanziario e questo ha un impatto sulla sua valutazione. In particolare, nello studio è stata applicata la tecnica del tracciamento oculare, che permette di individuare dove un individuo guarda e per quanto tempo. Con questa tecnica sono stati analizzati i meccanismi di attenzione alle informazioni contenute in un documento previsto dalla normativa di trasparenza sugli investimenti finanziari, il Key Investor Information Document (KIID). Il KIID è un prospetto che riassume le informazioni chiave del prodotto: gli obiettivi dell’investimento, gli indicatori rischio/rendimento del prodotto, i costi e le spese e le performance passate.

I risultati evidenziano che gli uomini tendono a concentrarsi sulla sezione relativa agli obiettivi dell’investimento e ai risultati passati mentre le donne si soffermerebbero sul profilo rischio/rendimenti e sui costi. Inoltre, l’evidenza empirica sembra suggerire che per formulare un giudizio su un prodotto finanziario gli uomini si basano maggiormente su una narrazione descrittiva del prodotto e sulla rappresentazione grafica delle performance passate; le donne, invece, considerano con più attenzione la sintesi dei rischi e dei rendimenti del prodotto e i costi associati. Questo diverso approccio tra i due generi potrebbe influenzare in senso critico la valutazione delle donne verso i prodotti e, più in generale, spiegare la loro minore propensione al rischio rilevata in alcuni studi.

Approfondimento fonte: Quanto contano le caratteristiche personali nelle scelte finanziarie?